(L'ALLEANZA DEL BEATO FRANCESCO CON MADONNA POVERTÀ)
Indice
-
Introduzione
- Prologo
- Il beato Francesco s'informa sulla Povertà
- Il beato Francesco chiede gli venga indicato
dove abita la Povertà
- Il beato Francesco esorta i suoi fratelli
- La Povertà si meraviglia della facilità
con cui salgono
- Il beato Francesco loda la Povertà
- Titoli d'onore della Povertà
- Risposta di madonna Povertà
- Storia della Povertà nel paradiso terrestre
- La testimonianza di Cristo
- Gli Apostoli
- I seguaci degli Apostoli
- La Pace nemica della Povertà
- La Persecuzione sorella della Povertà
- Lode dei buoni poveri
- I falsi poveri
- L'Avarizia
- La Povertà ammonisce i falsi religiosi
- Loro risposta
- La Povertà parla dei buoni religiosi
- L'Avarizia prende il nome di «Discrezione»
- La Previdenza umana
- L'Avarizia chiede l'aiuto dell'Accidia
- I religiosi vinti dall'Accidia
- I poveri diventati ricchi perseguitano la Povertà
- La Povertà li ammoni-sce a ritornare
da lei
- Il Signore parla alla Povertà
- Madonna Povertà parla al beato Francesco
del progresso e del regresso nella vita religiosa
- Risposta del beato Francesco e dei suoi frati
- Il consenso della Povertà
- Il convito della Povertà con i frati
- Madonna Povertà benedice i frati e li
ammonisce a perseverare nella grazia ricevuta
INTRODUZIONE
In questa opera allegorica, di autore ignoto
e di controversa datazione, che sviluppando spunti biografici
presenti anche nel Celano e in san Bonaventura vede sposati
in Francesco l'amore alla povertà evangelica e il tema
della «cortesia», gli interrogativi cominciano
fin dal titolo, suggestivamente arroccato attorno ad un termine
che è si di lontana ascendenza giuridica ed erotica
(«commercium»= scambio, contratto, rapporto...),
ma che qui viene assunto ormai carico di suggestioni bibliche,
liturgiche, religiose. Come nella storia della salvezza, l'incontro
tra Francesco e madonna Povertà «sulla cima del
monte», lo scambio di doni e di promesse, l'impegno
reciproco di amore e di fedeltà hanno soprattutto un
nome, «alleanza».
Nello sfumare dei connotati storici, prende rilievo il messaggio.
Parla un uomo che nella gerarchia dei valori cristiani ed
evangelici non solo ha dato il primo posto alla povertà,
«regina», «fondamento e custode di ogni
virtù» (cf. 1 e 16), ma in funzione della povertà
legge con occhio appassionato e profetico l'intera storia
religiosa dell'umanità.
Nel contesto di un'ardita ricostruzione storica, che non esita
a dequalificare come «terrene» le grandi promesse
fatte ai patriarchi («in tutti costoro non ho trovato
pace», cf. 30), il messaggio più alto esce però
dalle pagine finali, dove la più assoluta povertà
nella mensa si traduce in gioia sovrabbondante dello spirito
(cf. 59-62) e la rinuncia ad un chiostro fatto da mani di
uomo prelude alla riconquista del mondo come spazio aperto
alla libertà piena dei figli di Dio, ai quali è
stato detto: «Beati i poveri in ispirito, perché
di essi è il regno dei cieli».
Si badi, insiste l'autore: «è», non «sarà».
Respinta la cupidigia che li induce a «invidiarsi a
vicenda» (cf. 48), gli uomini imboccheranno la strada
per riconciliarsi tra loro, con Dio, con le creature, e la
pace del «regno» tornerà a splendere nella
loro casa. Non è utopia di ieri, è appello alla
speranza per la storia di sempre.
La versione è stata condotta sull'edizione critica:
SACRUM COMMERCIUM S. FRANCISCI CUM DOMINA PAUPERTATE, Firenze-Quaracchi
1929.
[Indice]
PROLOGO
1959 1. Fra le altre insigni e preclare virtù,
che nell'uomo preparano un luogo adatto all'abitazione di
Dio e mostrano una via migliore e più rapida per camminare
e giungere fino a Lui, la santa Povertà per sua natura
si innalza su tutte e precede per grazia singolare i meriti
delle altre perché è fondamento e custode di
ogni virtù e a buon diritto il nome di lei occupa il
primo posto fra le virtù evangeliche. Le altre, infatti,
non avranno da temere né caduta di pioggia, né
irrompere di fiumi, né soffiare minaccioso e rovinoso
di venti, quando siano saldamente fissate sul fondamento della
povertà.
1960 2. E ben a ragione, perché il Figlio
di Dio, Signore delle virtù e Re della gloria, operando
la salvezza sulla terra, andò in cerca della Povertà,
la trovò, l'amò con amore di predilezione. Agli
esordi della sua predicazione proprio la Povertà egli
pose come fiaccola in mano a coloro che stavano per varcare
la soglia della fede e collocò come prima pietra nel
fondamento della casa, e mentre le altre virtù ricevono
da lui il Regno dei cieli solo come promessa la Povertà
ne ottiene l'investitura senza alcuna dilazione Beati, egli
dice, i poveri in ispirito, perché di essi è
il regno dei cieli.
1961 3. A buon diritto il regno dei cieli appartiene
a coloro che di propria volontà, con intenzione pura
e per desiderio dei beni eterni, rinunciano del tutto a possedere
beni terreni. E necessario che viva di cose celesti chi non
si cura delle terrene, che degusti felice nel presente esilio
le dolci briciole che cadono dalla mensa degli angeli santi
chi considera come sterco ogni cosa e rinuncia a tutti i beni
del mondo, meritano così di gustare quanto è
dolce e soave il Signore. Questa è la vera investitura
del regno dei cieli, è sicurezza di eredità
eterna nel regno e quasi un pregustare santamente la felicità
futura.
1962 4. Perciò il beato Francesco, come vero
imitatore e discepolo del Salvatore, agli inizi della sua
conversione si diede con grande amore alla ricerca della santa
Povertà, desideroso di trovarla e del tutto deliberato
a farla sua, senza temere né avversità né
pericoli, non ricusando fatiche né schivando disagi
corporali, nella speranza di poter finalmente giungere fino
a colei, alla quale il Signore ha consegnato le chiavi del
Regno dei cieli.
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IL BEATO FRANCESCO
S'INFORMA SULLA POVERTA'
1963 5. Come un solerte e premuroso esploratore,
cominciò ad aggirarsi per le strade e per le piazze
della città, cercando con diligenza l'oggetto del suo
amore. Interrogava quelli che stavano sulla via, s'informava
dai passanti dicendo: «Avete visto l'amata del mio cuore?».
Ma quel parlare restava oscuro per loro, come fosse barbaro.
Non comprendendolo, gli dicevano: «Brav'uomo, non sappiamo
cosa stai dicendo. Parlaci nella nostra lingua e ti risponderemo».
In quel tempo i figli di Adamo non avevano voce
né sensi per voler trattare fra loro o parlare della
povertà. La odiavano di tutto cuore, come fanno anche
oggi, e non riuscivano a dire nemmeno una parola amichevole
a chi si informava di lei; perciò gli rispondono come
a uno sconosciuto, e dichiarano di non sapere nulla di quanto
viene loro richiesto.
1964 6. «Mi rivolgerò ai grandi e ai
sapienti», disse allora il beato Francesco, «e
parlerò a loro. Certo essi conoscono la via del Signore
e il diritto del loro Dio, perché questi altri forse
sono di bassa condizione e stolti, e ignorano la via del Signore
e il diritto del loro Dio».
Ma quando l'ebbe fatto, quelli risposero anche più
duramente: «Che strana dottrina vieni tu a metterci
negli orecchi? La povertà, che vai cercando, resti
per sempre a te e ai tuoi figli e alla tua discendenza dopo
di te! Quanto a noi, siamo risoluti a godere a fondo dei piaceri
e ad abbondare di ricchezze, perché la nostra vita
è breve e triste, e quando l'uomo muore, non c'è
per lui luogo di refrigerio. Noi non abbiamo trovato nulla
di meglio che stare allegri, mangiare e bere per tutto il
tempo della nostra vita».
1965 7. Il beato Francesco, udite queste parole,
si meravigliava in cuor suo e rendeva grazie a Dio, dicendo:
«Sii benedetto, Signore Iddio, che hai tenuto nascoste
queste cose ai sapienti e ai prudenti e le hai rivelate ai
piccoli! Sì o Padre, perché così è
piaciuto a te! 0 Signore, padre e padrone della mia vita,
non abbandonarmi nella loro adunanza, né lasciarmi
cadere in quella vergogna, ma per tua grazia concedimi di
trovare quello che cerco, perché io sono tuo servo
e figlio della tua ancella».
1966 8. Uscito quindi dalla città, il beato
Francesco con passo svelto arrivò ad un campo nel quale,
guardando di lontano, scorse due vegliardi che sedevano affranti
da grave languore; uno dei quali diceva: «Su chi volgerò
lo sguardo, se non sul povero e su chi ha lo spirito contrito
e su chi teme la mia parola?». E l'altro rispondeva:
«Nulla abbiamo portato in questo mondo, nulla di certo
possiamo portarne via, quando dunque abbiamo di che mangiare
e di che coprirci. contentiamoci di questo».
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IL BEATO FRANCESCO CHIEDE GLI VENGA INDICATO
DOVE ABITA LA POVERTA'
1967 9. Giunto presso di loro, il beato Francesco
disse: «Indicatemi, vi scongiuro, dove abita madonna
Povertà, dove va a pascolare, dove riposa al meriggio,
perché languisco per amore di lei».
Ma quelli risposero: «Caro fratello, noi siamo stati
seduti qui insieme per un tempo e due tempi e la metà
di un tempo, e spesso l'abbiamo veduta passare, perché
parecchi la cercavano. A volte erano in molti ad accompagnarla,
ma sovente ritornava sola e ignuda, disadorna di gioielli,
senza compagni che le facessero onore, senza vesti che la
coprissero. E piangeva amarissimamente e diceva: "I figli
di mia madre hanno combattuto contro di me". E noi le
dicevamo: "Abbi pazienza, perché i giusti ti amano"».
1968 10. «E ora, fratello, è salita
su un monte grande e alto, dove Dio le ha fissato la dimora,
essa abita sui monti santi perché Dio la ama più
di tutte le tende di Giacobbe. I giganti non hanno potuto
toccare le orme dei suoi piedi, e le aquile non spinsero il
volo fino al collo di lei. La povertà è cosa
singolare, che ogni uomo disprezza, perché essa non
si trova nella terra di coloro che vivono mollemente; perciò
è nascosta ai loro occhi; è ignota agli uccelli
del cielo; Dio ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi».
1969 11. «Dunque se tu, fratello, vuoi giungere
da lei, spogliati delle vesti dell'allegrezza mondana e deponi
tutto ciò che è di peso e il peccato che ti
assedia, perché, se non sarai nudo e spoglio, non potrai
ascendere fino a colei che si è ritirata in tanta altitudine.
Ma poiché è benigna, facilmente è contemplata
da chi l'ama, ed è trovata da quelli che la cercano.
Riflettere su di essa, fratello, è perfezione di saggezza,
e chi veglia su di lei sarà presto senza affanni. Prendi
perciò con te dei compagni fedeli, che ti siano di
consiglio e di aiuto nel salire il monte, perché guai
a chi è solo! se cade, non ha nessuno che lo rialzi;
se uno cadrà, solo un compagno potrà sostenerlo».
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IL BEATO FRANCESCO
ESORTA I SUOI FRATELLI
1970 12. Fatto tesoro del consiglio di persone così
autorevoli, il beato Francesco andò e scelse alcuni
compagni fidati con i quali giunse sollecitamente ai piedi
del monte. E disse ai suoi fratelli: «Venite, saliamo
sul monte del Signore e alla casa di madonna Povertà,
perché ci indichi la sue vie e possiamo camminare per
i suoi sentieri».
E considerando da ogni lato la salita del monte a motivo della
sua eccessiva asprezza e altitudine, alcuni di loro parlavano
l'un l'altro e dicevano: «Chi salirà su questo
monte e chi mai potrà arrivare alla sua cima?».
1971 13. Comprese ogni cosa il beato Francesco e
disse loro: «Stretta è la via, fratelli, e angusta
la porta che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la
trovano. Attingete forza nel Signore, e nel vigore della sua
potenza, perché ogni cosa difficile per noi diventerà
facile. Deponete il bagaglio della volontà propria
e gettate via il peso dei peccati e cingetevi come uomini
forti. Dimentichi del passato, siate protesi con tutte le
forze verso il futuro. Io vi dico che ogni luogo che il vostro
piede calcherà, sarà vostro. Lo Spirito precederà
la vostra faccia, Cristo Signore, che vi trascinerà
alla cima del monte con vincoli d'amore. Cosa mirabile, o
fratelli, è ottenere in sorte la Povertà, ma
a noi sarà facile godere dei suoi amplessi, perché
la signora delle nazioni è divenuta come una vedova,
la regina delle virtù è svilita e disprezzata
da tutti. Non si troverà sulla terra nessuno che osi
alzare la voce, nessuno che si opponga a noi, nessuno che
a buon diritto possa impedire questa alleanza di salvezza.
Tutti i suoi amici l'hanno disprezzata e le sono diventati
nemici». A queste parole tutti insieme si incamminarono
dietro il beato Francesco.
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LA POVERTA' SI MERAVIGLIA
DELLA FACILITA' CON CUI SALGONO
1972 14. Mentre con passo assai leggero si affrettavano
verso la sommità del monte, ecco che madonna Povertà,
stando sulla cima, volse lo sguardo lungo i pendii della montagna.
E vedendo quegli uomini salire, anzi volare, con tanto vigore,
si meravigliò fortemente e disse: «Chi sono costoro
che volano come nubi, e come colombe verso il loro nido? Da
lungo tempo non ho visto nessuno come loro, né ho ammirato
altri così spediti, per essersi scrollati di dosso
ogni peso. Voglio perciò dire loro quello che mi sta
in cuore, perché non abbiano a pentirsi come gli altri
di essere saliti tanto in alto, senza considerare il precipizio
che sta tutt'intorno. So che non potranno prendere possesso
di me senza il mio consenso, ma avrò merito dinanzi
al Padre mio celeste, se darò loro un consiglio che
lì porti a salvezza». Ed ecco une voce piovve
a lei dall'alto e disse: «Non temere figlia di Sion,
perché essi sono stirpe che il Signore ha benedetto
e scelto con amore sincero».
1973 15. Allora, chinandosi dal trono della sua nudità,
madonna Povertà li accolse con dolci benedizioni e
disse loro: «Ditemi, fratelli, qual'è il motivo
della vostra venuta, e perché salite con tanta fretta
dalla valle della miseria al monte della luce? Andate forse
in cerca di me che, come vedete, sono poverella, sbattuta
dalla tempesta e senza alcuna consolazione? ».
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IL BEATO FRANCESCO
LODA LA POVERTA'
1974 16. Ed essi risposero: «Noi veniamo da
te, signora nostra; accoglici pacificamente, te ne preghiamo.
Noi desideriamo diventare servi del Signore delle virtù,
perché egli è il Re della gloria. Abbiamo sentito
dire che tu sei la regina delle virtù e continuamente
l'esperienza ce l'ha confermato. Perciò, prostrati
ai tuoi piedi, ti supplichiamo umilmente che tu voglia degnarti
di stare con noi e di essere anche per noi via che ci porta
al Re della gloria, come fosti via per lui, quando egli, sole
che sorge dall'alto, si degnò di visitare quelli che
stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte. Sappiamo infatti
che tua è la potenza, tuo il regno, tu dal Re dei re
sei stata costituita regina e signora sopra tutte le virtù.
Fa solo un gesto di pace verso di noi e saremo salvi, e "per
te ci accolga chi per te ci ha redenti". Se deciderai
di salvarci, subito noi saremo liberi. Perché lo stesso
Re dei re e Signore dei signori, creatore del cielo e della
terra, ha vagheggiato il tuo volto e la tua bellezza. Mentre
il re posava alla sua mensa, ricco e glorioso nel suo regno,
abbandonò la sua casa, lasciò la sua eredità:
perché onore e ricchezze sono nella sua casa. E in
tal modo, scendendo dalla sua sede regale, si degnò
andare in cerca di te».
1975 17. «Grande è quindi la tua dignità,
incomparabile la tua altezza, se lo stesso Signore, lasciati
tutti gli Ordini di angeli e le immense Virtù, di cui
era grande abbondanza nel cielo, discese nelle plaghe inferiori
del mondo per cercare te, che giacevi nella feccia e nel fango,
nelle tenebre e nell'ombra della morte. Ogni uomo ti aveva
grandemente in odio: tutti ti fuggivano, tutti si davano da
fare per cacciarti via. E benché alcuni non riuscissero
a sfuggirti del tutto, non per questo riuscivi loro meno odiosa
e insopportabile».
1976 18. «Ma quando venne il Signore di ogni
cosa, accogliendoti fra le sue braccia, esaltò il tuo
capo in mezzo alle famiglie dei popoli e ti cinse il diadema
nuziale, innalzandoti al di sopra delle nubi. E benché
innumerevoli siano ancora quelli che ti detestano, ignorando
la tua potenza e la tua gloria, tu però non hai nulla
da perdere, perché abiti libera sui monti santi, nel
luogo solidissimo ove dimora la gloria di Cristo».
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TITOLI D'ONORE DELLA POVERTA'
1977 19. «Così, innamorato della tua
bellezza, il Figlio dell'altissimo Padre a te sola si unì
strettamente nel mondo e ti conobbe per prova fedelissima
in ogni cosa. Prima ancora che dallo splendore della sua patria
Egli venisse sulla terra tu gli preparasti una abitazione
degna, un trono su cui assidersi e un talamo dove riposare,
cioè la Vergine poverissima dalla quale Egli nacque
a risplendere su questo mondo. A lui appena nato con sollecitudine
corresti incontro, perché egli trovasse in te, e non
nelle mollezze, un posto che gli fosse gradito. Fu deposto,
dice l'evangelista, in una mangiatoia, perché non c'era
posto per lui nell'albergo. Allo stesso modo, senza mai separarti
da lui, l'hai sempre accompagnato, tanto che In tutta la sua
vita, quando apparve sulla terra e visse fra gli uomini, mentre
le volpi avevano le loro tane e gli uccelli del cielo i loro
nidi, egli però non aveva dove posare il capo. E in
seguito quando egli, che un tempo aveva dischiuso la bocca
dei profeti, aprì la sua bocca per insegnare, te per
prima volle lodare, te per prima esaltò con le parole:
Beati i poveri in ispirito, perché di essi è
il regno dei cieli».
1978 20. «Quando poi dovette scegliere per
la salvezza del genere umano alcuni testimoni della sua santa
predicazione e del suo glorioso genere di vita, non scelse
già dei ricchi mercanti, ma dei poveri pescatori, per
mostrare, con tale attestazione di stima, che tu devi essere
amata da tutti. Infine, perché a tutti fosse manifesta
la tua bontà, la tua magnificenza, la tua fortezza
e la tua dignità, ed apparisse che tu sei la prima
di tutte le virtù, e che nessuna virtù può
esistere senza di te, e che il tuo regno non è di questo
mondo, ma del cielo, tu sola rimanesti unita al Re della gloria
quando tutti coloro che egli aveva prescelto ed amato, vinti
dalla paura, lo abbandonarono. Ma tu, sposa fedelissima e
dolcissima amante, neppure per un momento ti allontanasti
da Lui, anzi proprio allora ti aggrappavi a Lui con più
forza, quando lo vedevi maggiormente disprezzato da tutti.
Perché, se tu non fossi stata con Lui, mai sarebbe
stato trattato con tanto disprezzo da tutti».
1979 21. «Tu eri con Lui tra gli schiamazzi
dei Giudei, gli insulti dei Farisei, i rimproveri dei principi
dei sacerdoti; con Lui tra gli schiavi, con Lui tra gli sputi,
con Lui sotto i flagelli. Gli spettava la venerazione di tutti,
tutti lo schernivano: e tu sola lo consolavi. Fino alla morte,
e alla morte di croce, tu non l'hai abbandonato. E persino
sulla croce, il corpo ignudo, le braccia stese, le mani e
i piedi conficcati al legno, tu soffrivi con Lui, e nulla
appariva in Lui che gli desse maggior gloria di te. E infine,
quando salì al cielo, a te lasciò il sigillo
del regno dei cieli per segnare gli eletti, perché
chiunque sospira il regno eterno, venga da te, a te lo chieda,
per tuo merito possa entrarvi, perché nessuno può
entrare nel regno, se non porta impresso il tuo sigillo».
1980 22. «Perciò, o signora, abbi compassione
di noi e imprimi su noi il sigillo della tua benevolenza.
Chi può essere tanto stolto e insensato da non amare
con tutto il cuore te, che in modo così degno sei stata
scelta e preparata dall'Altissimo fin dalla eternità?
Chi può rifiutarti riverenza e onore, se Colui che
è adorato da tutte le Virtù dei cieli, ti ha
rivestita di tanto onore? Chi può non adorare con gioia
le orme dei tuoi piedi, se il Signore della maestà
tanto umilmente si è inchinato a te, con tanta amicizia
ti si è unito, con tanto amore ti ha fatta sua? Perciò
ti scongiuriamo, o signora, per lui e per amore di lui: in
questa necessità non disprezzare le nostre preghiere,
ma liberaci sempre dai pericoli, tu gloriosa e benedetta in
eterno».
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RISPOSTA DI MADONNA POVERTA'
1981 23. A questa preghiera madonna Povertà
con cuore lieto, con volto ilare e voce soave rispose: «Vi
confesso, fratelli e amici carissimi, che fin dalle vostre
prime parole mi sono sentita piena di gioia e ricolma di gaudio,
considerando il vostro fervore e ben conoscendo il vostro
santo proposito. Le vostre parole sono per me più desiderabili
dell'oro e di una pietra preziosissima, più dolci di
un favo di miele. Non siete intatti voi a parlare, ma è
lo Spirito Santo che parla in voi, e la sua unzione vi insegna
tutto quello che avete detto dell'Altissimo Re, il quale per
sola sua grazia mi scelse come sua amata, togliendo via il
mio disonore dalla terra, e mi ha dato gloria fra i principi
del cielo».
1982 24. «Desidero perciò, se non vi
dispiace ascoltarmi, ripercorrere con voi la lunga ma non
inutile storia della mia condizione, perché impariate
come comportarvi in modo da piacere a Dio, evitando il biasimo
di guardare indietro voi che volete mettere mano all'aratro.
Non sono grezza e inesperta, come molti ritengono, ma ricca
a sufficienza di giorni e di anni, per conoscere l'andamento
delle cose, la diversità delle creature, la mutevolezza
dei tempi. Per lunga esperienza, sottigliezza d'ingegno e
dignità di grazia conosco le oscillazioni del cuore
umano».
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STORIA DELLA POVERTA'
NEL PARADISO TERRESTRE
1983 25. «Vissi un tempo nel paradiso del mio
Dio, dov'era l'uomo nudo, anzi, nell'uomo e con l'uomo ignudo
andavo passeggiando per tutto quello splendido paradiso, senza
timori né incertezze né sospetto di qualche
sventura. Pensavo di restare con lui per sempre, perché
egli dall'Altissimo era stato creato giusto, buono, sapiente,
e collocato in un luogo assai ridente e bellissimo. Ero colma
di gioia e mi dilettavo davanti a lui in ogni istante, perché,
non possedendo nulla, egli era tutto di Dio».
1984 26. «Ma ahimè! sopravvenne improvvisa
una sventura del tutto inaudita dalla creazione dell'uomo,
quando quello sciagurato, che un tempo per la sua bellezza
perse irrimediabilmente la sapienza, introdottosi in un serpente,
lui che era stato escluso dal cielo, con inganno tentò
l'uomo, perché diventasse come lui trasgressore del
comando divino. Credette l'infelice al cattivo consigliere
e gli diede retta, e dimenticando Dio suo creatore, seguì
l'esempio del primo prevaricatore e trasgressore. Prima era
nudo, dice di lui la Scrittura, ma non ne arrossiva, perché
la sua innocenza era perfetta. Ma quando ebbe peccato, si
accorse di essere nudo, e per la vergogna corse a farsi delle
cinture con foglie di fico».
1985 27. «Vedendo allora il mio compagno divenuto
ribelle e coperto di foglie, perché altro non possedeva,
mi allontanai da lui, e stando lontana cominciai a riguardarlo
con occhi pieni di lacrime. Aspettavo colui che venisse a
salvarmi dalle angosce dell'anima e da una tempesta così
grande.
E venne all'improvviso dal cielo un rombo che scosse tutto
il paradiso, e con esso una luce vivissima si sprigionò
dal cielo. E osservando vidi il Signore della maestà
che passeggiava nel paradiso alla brezza pomeridiana, splendente
di gloria che nessuno potrebbe dire o descrivere. Lo accompagnavano
moltitudini di angeli, che proclamavano a gran voce e dicevano:
Santo, Santo, Santo, Signore Dio degli Eserciti, tutta la
terra è piena della tua gloria. Migliaia di migliaia
lo servivano e a milioni gli facevano corona».
1986 28. «Impaurita e tremante, lo confesso,
cominciai allora a venir meno per la meraviglia e lo spavento,
e rabbrividendo tutta e col cuore in tumulto levai dal profondo
la voce e gridai: "Signore, abbi pietà, Signore,
abbi pietà. Non entrare in giudizio col tuo servo,
perché nessun vivente davanti a te è giusto".
Ed egli mi disse: "Va, nasconditi per un momento, finché
non sia passato il mio sdegno".
E subito chiamò il mio compagno, dicendo: "Adamo,
dove sei?". Ed egli: "Ho udito la tua voce, Signore,
e ho avuto paura perché ero nudo e mi sono nascosto".
Davvero nudo, perché scendendo da Gerusalemme a Gerico,
incappò nei briganti che lo spogliarono dei beni di
natura, facendogli perdere la somiglianza col suo Creatore.
Ma lo stesso Re altissimo, pieno di bontà e di misericordia,
aspettò il suo pentimento, porgendogli l'occasione
di fare ritorno a lui».
1987 29. «Ma l'infelice lasciò deviare
il suo cuore prorompendo in parole peccaminose, per cercare
scuse vane al suo peccato. Così aggravò la sua
colpa e accrebbe la pena, accumulando collera su di sé
per il giorno d'ira e d'indignazione del giusto giudizio di
Dio. Non risparmiò se stesso né la sua discendenza
dopo di lui, caricando su tutti la terribile maledizione della
morte. Con giudizio sancito da quanti erano presenti, il Signore
lo cacciò dal paradiso di delizie, con decreto giusto
ma anche pieno di misericordia. E perché tornasse alla
terra dalla quale era stato tratto, pronunciò contro
di lui ma senza infierire la sentenza di maledizione; e fece
per loro delle tuniche di pelli indicando con esse che l'uomo
è mortale, avendo perduto le vesti dell'innocenza».
1988 30. «Ed io, vedendo il mio compagno coperto
di pelli di animali senza vita, mi allontanai del tutto da
lui, perché egli ormai s'era gettato ad ogni sorta
di fatiche per farsi ricco. Me ne andai perciò raminga
e fuggiasca sulla terra, con grande pianto e lamenti. Da quel
tempo non trovai luogo alcuno dove far riposare il mio piede,
se anche ad Abramo, Isacco, Giacobbe e agli altri fu data
la promessa di ricchezze e di un paese dove scorre latte e
miele. In tutti costoro cercai riposo e non lo trovai, mentre
un Cherubino roteando una spada di fuoco, stava davanti alla
porta dei paradiso, finché dal seno del Padre scese
nel mondo l'Altissimo, che volle degnarsi di venire in cerca
di me ».
[Indice]
LA TESTIMONIANZA DI CRISTO
1989 31. «Egli, compiute tutte le cose di cui
voi avete parlato, volendo tornare al Padre suo che l'aveva
mandato, mi lasciò in testamento ai suoi fedeli ed
eletti e lo confermò con decisione irrefragabile dicendo:
Non vogliate possedere oro né argento né denaro.
Non portate sacco, né bisaccia, né pane, né
bastone, né calzari, né abbiate due tuniche
per ciascuno. A chi ti vuole chiamare in giudizio e toglierti
la tunica, tu lasciagli anche il mantello. E se uno ti costringerà
a fare un miglio, fanne con lui altri due. Non accumulate
per voi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano
e dove i ladri scassinano e rubano Non affannatevi dicendo:
Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?
Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà
già le sue preoccupazioni. A ciascun giorno basta la
sua pena. Se qualcuno non rinunzia a tutti i suoi averi, non
può essere mio discepolo, e altre cose che si trovano
scritte in quel libro».
[Indice]
GLI APOSTOLI
1990 32. «Gli Apostoli e gli altri discepoli
osservarono tutte queste cose con somma diligenza, e non trascurarono
nemmeno per un istante una sola delle parole che avevano udito
dal loro Signore e Maestro. Come soldati fortissimi, giudici
di tutta la terra, essi adempirono il comando di salvezza
e lo predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme
a loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
Ardevano di carità, e sovrabbondando d'ogni parte di
sentimenti di pietà si consacravano alle necessità
di tutti, attenti e vigilanti che non si avesse a dire di
loro: Dicono e non fanno. Perciò uno di loro poteva
affermare in tutta sicurezza: Non oso parlare se non di ciò
che Cristo opera per mezzo mio con parole e fatti, nella potenza
dello Spirito Santo. E un altro: Non possiedo né argento
né oro. Allo stesso modo tutti, in vita e in morte,
mi tributarono altissime lodi.
I loro ascoltatori, poi, si sforzavano di attuare quello che
era annunciato dai loro maestri, e vendendo le loro proprietà
e sostanze né facevano parte a tutti, secondo il bisogno
di ciascuno. Stavano tutti insieme e tenevano ogni cosa in
comune, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Perciò il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità
quelli che erano salvati» .
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I SEGUACI DEGLI APOSTOLI
1991 33. «Per lungo tempo queste parole continuarono
ad essere vere per molti, soprattutto perché il sangue
del povero Crocifisso era ancora caldo nel loro ricordo e
il calice glorioso della sua passione inebriava il loro cuore.
Infatti se alcuni in qualche momento erano tentati di abbandonarmi
vinti dalla mia asprezza eccessiva, ricordando le piaghe dei
Signore, vere finestre aperte sulle viscere della sua misericordia,
si imponevano gravi pene per quella tentazione e si stringevano
più forte a me abbracciandomi con ardore rinnovato.
Io stavo con loro, ravvivando continuamente nella loro memoria
i dolori della passione dell'eterno Re, cosicché intimamente
confortati dalle mie parole, accoglievano con amore il ferro
che lacerava il loro corpo e senza paura miravano il sangue
benedetto sgorgare dalla loro carne.
Si prolungò questa vittoria fino a tempi lontani e
così ogni giorno migliaia di migliaia venivano segnati
coi sigillo dell'altissimo Re».
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LA PACE NEMICA DELLA POVERTA'
1992 34. «Ma ahimè! di lì a poco
fu fatta la pace, e fu una pace più dannosa di ogni
guerra, perché all'inizio i segnati furono pochi, nel
suo mezzo ancora meno, alla fine pochissimi. E ora potrei
dire, ecco, con la pace la mia amarezza si è aggravata,
perché tutti mi fuggono, tutti mi cacciano via, da
nessuno sono cercata, da tutti sono abbandonata. Ho pace dai
nemici ma non da quelli di casa, dagli estranei ma non dai
figli. Eppure io ho allevato e fatto crescere i miei figli,
ma essi mi hanno disprezzata».
1993 35. «In quel tempo, quando la lucerna
del Signore brillava sopra il mio capo e alla sua luce camminavo
in mezzo alle tenebre, il diavolo infieriva su molti che stavano
con me, il mondo li allettava, la carne li pungeva coi suoi
desideri, cosicché molti cominciarono ad amare il mondo
e le cose del mondo».
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LA PERSECUZIONE SORELLA DELLA POVERTA'
1994 36. «Ma la perfezione di tutte le virtù,
cioè madonna Persecuzione, alla quale come a me Dio
ha consegnato il regno dei cieli, era con me in ogni circostanza,
fedele aiutante, forte cooperatrice, saggia consigliera, e
se talvolta vedeva qualcuno intiepidire nella carità,
dimenticare anche per poco le cose celesti, affezionarsi in
qualsiasi modo ai beni terreni, subito alzava la voce, scuoteva
l'esercito, copriva di vergogna il volto dei miei figli perché
cercassero il nome del Signore. Ma ora mia sorella mi ha lasciata
sola e la luce dei miei occhi non è più con
me, perché, dal momento in cui i persecutori han fatto
pace coi miei figli, questi sono lacerati anche più
crudelmente da lotte familiari e intestine, invidiandosi e
provocandosi gli uni gli altri nell'acquistare ricchezze e
nel ricercare piaceri».
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LODE DEI BUONI POVERI
1995 37. «Tuttavia dopo qualche tempo alcuni
cominciarono a riaversi e a camminare per volontà propria
su quella via diritta, che altri a quei tempi percorrevano
costretti da necessità. Tutti costoro vennero da me,
supplicandomi caldamente con preghiere e lacrime di stringere
con loro in perpetuo un trattato di pace e di comportarmi
con loro come ai tempi della mia adolescenza, quando l'Onnipotente
era ancora con me e i miei figli mi stavano attorno. Furono
costoro uomini virtuosi, pacifici, irreprensibili davanti
a Dio, perseveranti nell'amore fraterno, finché vissero
nella carne, poveri in ispirito, sprovvisti di cose materiali,
ricchi di santità di vita, ben forniti del dono dei
carismi celesti ferventi nello spirito, lieti nella speranza
forti nella tribolazione, miti ed umili di cuore, tesi a serbare
la pace dello spirito, l'equilibrio nei costumi, la concordia
degli animi la unione gioiosa nel loro genere di vita. Insomma
uomini devoti a Dio, graditi agli angeli, amabili agli uomini,
rigidi con se stessi, compassionevoli verso gli altri, religiosi
nel comportamento, modesti nel loro camminare, ilari nel volto
austeri nel cuore, umili nella prosperità, coraggiosi
nelle avversità, sobri alla mensa, assai moderati nel
vestito, scarsi nel sonno, verecondi, timorati, ricchi dello
splendore di ogni opera buona. La mia anima era profondamente
legata a loro, e un solo spirito e una sola fede albergava
in noi».
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I FALSI POVERI
1996 38. «Sorsero infine di mezzo a noi alcuni
che non erano dei nostri, figli di Belial, pieni di chiacchiere
inutili e di opere inique, che affermavano di essere poveri
pur non essendolo affatto; e mentre gli uomini gloriosi di
cui ho parlato mi avevano amata di tutto cuore, costoro mi
disprezzarono e mi disonorarono seguendo la via di Balaàm
di Bosor, che amò un salario di iniquità, uomini
corrotti nella mente e privi della verità, che considerano
la pietà una fonte di guadagno; uomini che indossando
il sacro abito della religione, non hanno rivestito l'uomo
nuovo, ma celato quello vecchio. Denigravano i loro antichi
e criticavano in segreto la vita e i costumi di coloro che
avevano istituito questo santo genere di vita, definendoli
indiscreti, spietati, crudeli, e quanto a me, che pure essi
avevano scelto, mi chiamavano oziosa, rozza, deforme, incivile,
livida come cadavere, sobillati con zelo appassionato da una
mia nemica che, indossate le vesti di pecora, con astuzia
di volpe nascondeva la rapacità del lupo».
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L'AVARIZIA
1997 39. «Costei era l'Avarizia, che è
definita desiderio sfrenato di acquistare o possedere ricchezze.
Essi però la chiamavano con un nome più venerando,
per non dar a vedere di aver abbandonato del tutto me, che
avevo fatto loro il dono di sollevarli dalla polvere e di
rialzarli dallo sterco. Mi parlavano di lei in termini pacifici,
ma tramavano inganni peggiori dell'ira. E benché la
desolazione di una città collocata sopra un monte non
si possa nascondere, tuttavia le imposero un nome, cioè
"Discrezione" o "Previdenza", benché
tale discrezione meritasse piuttosto di essere chiamata confusione,
e la previdenza funesto oblìo di ogni virtù.
A me poi dicevano: "Non temere, tua è la potenza,
tuo il regno. E cosa buona dedicarsi alle opere di misericordia
e attendere a produrre buoni frutti, aiutare gli indigenti,
dare qualche cosa ai poveri"».
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LA POVERTA'
AMMONISCE I FALSI RELIGIOSI
1998 40. «Io rispondevo: "Non nego, fratelli,
che quello che voi dite sia cosa buona, ma vi scongiuro, considerate
la vostra vocazione. Non voltatevi a guardare indietro. Non
scendete dalla terrazza a prendere qualcosa in casa. Non tornate
indietro dal campo a prendere un vestito. Non lasciatevi coinvolgere
nelle faccende del secolo. Non vi implicate di nuovo nella
corruzione contagiosa del mondo, da cui siete fuggiti quando
conosceste il Salvatore. E inevitabile che quanti si lasciano
prendere nuovamente da queste cose, vadano incontro alla sconfitta,
e l'ultima condizione di costoro diventi peggiore della prima,
voltando essi le spalle sotto l'apparenza della pietà
al santo mandato che avevano ricevuto"».
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LORO RISPOSTA
1999 41. «Mentre esponevo a tutti queste cose,
sorse tra loro dissenso. Alcuni dicevano: "E' buona e
parla bene". Altri invece: "No, ma vuole ingannarci,
perché seguiamo il suo esempio; è miserabile
e vuole che tutti noi siamo miserabili come lei"».
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LA POVERTA' PARLA DEI BUONI RELIGIOSI
2000 42. «La mia rivale non poté in
quella circostanza cacciarmi fuori dai loro territori, perché
tra essi c'erano ancora molti uomini agli inizi della loro
conversione, animati da grande fervore e da ardente carità,
che bussavano con grida alla porta del cielo e vi penetravano
con preghiere insistenti, volando sopra di sé nella
contemplazione e disprezzando ogni cosa terrena. Allora il
creatore dell'universo, mi diede un ordine, il mio creatore
e Signore mi disse: "Fissa la tua abitazione in Giacobbe,
prendi in eredità Israele e metti le radici tra i miei
eletti". Io poi eseguivo queste cose con somma diligenza.
E mentre stavo con loro e camminavamo insieme sulla via regia,
per mia cagione essi avevano gloria tra le folle ed erano
ammirati di fronte ai potenti; ricevevano onori dagli uomini
e venivano chiamati santi. Ma essi cominciarono a non sopportare
il nome di "santi", e ricordando la parola del Figlio
di Dio: Io non ricevo gloria dagli uomini, ricusavano decisamente
la gloria loro offerta».
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L'AVARIZIA PRENDE IL NOME DI «DISCREZIONE»
2001 43. «Ora mentre essi camminavano infiammati
di tanto amore per Cristo, l'Avarizia, assunto il nome di
"Discrezione", cominciò a dire loro: "Non
mostratevi così rigidi con gli uomini, né vogliate
disprezzare a questo modo le loro attestazioni di onore, ma
siate amabili con loro, e la gloria che vi è offerta
non rifiutatela esternamente, basta che lo facciate con grande
cura nel vostro interno. E’ cosa buona avere l'amicizia
dei re, godere fama presso i principi, avere familiarità
coi potenti, perché quando essi vi fanno onore e si
alzano riverenti e vi corrono incontro, molti che vedono queste
cose, edificati dal loro esempio, più facilmente si
convertono a Dio"».
2002 44. «E quelli, visto il vantaggio, accettarono
il consiglio ricevuto, ma non guardandosi dal laccio posto
lungo la strada, finirono coll'abbracciare di nuovo e senza
riserve la gloria e gli onori mondani. Ritenevano di essere
tali nell'intimo, quali fuori si andava dicendo, e affidavano
la loro gloria alla bocca degli uomini, come le vergini stolte
ai venditori di olio e il servo infingardo al terreno.
Ma gli uomini, che li credevano tanto virtuosi nell'animo
quanto appariva esteriormente, volentieri offrivano ad essi
i loro beni in penitenza dei propri peccati. Pure, all'inizio,
essi trattavano ogni cosa come sterco, dicendo: "Noi
siamo poveri e desideriamo restare sempre poveri, non vogliamo
le vostre cose, ma voi. Quando abbiamo di che mangiare e di
che coprirci, di questo siamo contenti, perché vanità
delle vanità, e tutto è vanità".
Perciò di giorno in giorno cresceva verso di loro la
devozione degli uomini, cosicché molti tra costoro
cominciarono a disamorarsi dei loro beni, vedendoli disprezzati
a tal modo dai santi».
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LA PREVIDENZA UMANA
2003 45. «Frattanto quella barbara mia nemica,
vedendo tutto questo, cominciò a infuriarsi e a digrignare
i denti, e addolorata fortemente in cuor suo disse: "Che
debbo fare? Ecco che tutto il mondo le è andato dietro".
E aggiunse: "Prenderò il nome di ' 'Previdenza',
e parlerò al loro cuore e chissà che non mi
ascoltino e mi diano retta".
E così fece, rivolgendosi a loro con parole piene di
umiltà: "Perché ve ne state qui tutto il
giorno oziosi, senza pensare al domani? Che male sarebbe per
voi possedere quanto è necessario per vivere, purché
vi asteniate dal superfluo? Potreste infatti adoperarvi con
maggiore pace e tranquillità per la salvezza vostra
e per quella degli altri, se aveste sempre a disposizione
le cose che vi sono del tutto indispensabili. Finché
avete tempo, provvedete a voi stessi e ai vostri seguaci,
perché la gente dopo i primi regali e i doni cui era
abituata comincerà a tirare indietro la mano. Sarebbe
bene che voi continuaste sempre in questo stato, ma non ne
sarete capaci, perché ogni giorno il Signore aumenta
la vostra comunità. Non sarà forse cosa gradita
a Dio, se voi avrete qualche cosa da offrire agli indigenti
e vi ricorderete dei poveri, dal momento che egli dice: Vi
è più gioia nel dare che nel ricevere? Perché
non accogliete i doni che vi vengono offerti, in modo da non
privare quelli che offrono di un premio eterno? Non c'è
motivo per cui dobbiate temere la stretta familiarità
delle ricchezze, perché voi ormai le avete per cose
da nulla. Il difetto non sta nelle cose, ma nel cuore, perché
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa assai buona.
Tutto è buono per i buoni, tutto è al loro servizio
ed è stato creato a loro vantaggio. Oh, quanti fra
coloro che possiedono beni materiali li consumano in malo
modo, mentre, se appartenessero a voi, potreste farne buon
uso, perché santo è il vostro proposito, santi
i vostri desideri! Voi non avete affatto l'intenzione di arricchire
i vostri parenti, perché già sono ricchi abbastanza
da parte loro; ma se possedeste quanto vi necessita, potreste
condurre un tenore di vita più decoroso e più
ordinato".
2004 Mentre quella malvagia diceva queste ed altre
simili cose, alcuni di loro, già corrotti nell'animo,
subito acconsentirono. Altri però, sordi d'orecchio,
erano di opinione opposta e ribattevano con acute argomentazioni
le ragioni addotte fondandosi non meno di colei sulla testimonianza
delle Scritture».
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L'AVARIZIA
CHIEDE L'AIUTO DELL'ACCIDIA
2005 46. «Ma l'Avarizia, vedendo che da sola
non poteva ottenere da loro quanto desiderava, mutò
piano per raggiungere il suo intento. Chiamò l'Accidia,
che non si dà pensiero di iniziare il bene né
di portarlo a termine se incominciato, e fece alleanza con
lei stringendo un patto contro costoro. Non che fossero troppo
familiari tra loro, né la sorte le aveva mai avvicinate,
tuttavia congiurarono insieme volentieri a fin di male, come
un tempo Pilato ed Erode contro il Salvatore. Fatto consiglio,
l'Accidia scatenò fremente l'assalto, entrò
coi suoi complici nei loro territori, e portate in campo con
gran forza le sue armi, spense il loro ardore di carità
e li convertì alla tiepidezza e al rilassamento. E
in tal modo, quasi inghiottiti da pusillanimità di
spirito, la morte entrò nel loro cuore».
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I RELIGIOSI
VINTI DALL'ACCIDIA
2006 47. «Cominciarono allora a rimpiangere
amaramente tutto ciò che avevano lasciato in Egitto
e andavano obbrobriosamente in cerca di quello che con animo
generoso avevano disprezzato. Camminavano tristi sulla via
dei comandamenti del Signore, accorrendo con animo freddo
a quanto veniva loro imposto. Venivano meno sotto il peso
e per mancanza di lena. a malapena riuscivano a respirare.
Sporadica era in loro la compunzione, inesistente la contrizione,
l'obbedienza piena di mormorazioni, sfrenata la gioia, pusillanime
la tristezza, audaci i discorsi, facile il riso; il loro volto
era allegro, il modo di camminare pieno di leggerezza, il
vestito molle e delicato, tagliato con cura e confezionato
anche meglio, il sonno abbondante, il cibo eccessivo, il bere
immoderato. Proferivano sciocchezze, millanterie e parole
al vento. Si mettevano a recitare favole, mutavano leggi,
si occupavano dell'ordinamento delle province e trattavano
con gran cura gli affari della gente. Dell'esercizio del bene,
nessuna preoccupazione, nessun impegno per la salute dell'anima,
sporadico l'occuparsi delle cose celesti e assai tiepido il
desiderio dei beni eterni».
2007 48. «Induriti di cuore in tale modo, cominciarono
a invidiarsi e a provocarsi a vicenda, e impazienti di dominare
l'uno sull'altro, accusavano il fratello delle peggiori mostruosità.
Evitavano con cura quanto poteva essere motivo di tristezza,
cercando consolazione in cose vane, incapaci ormai delle vere
gioie. Tuttavia mantenevano sempre un'apparenza di santità,
per non perdere del tutto il buon credito, e parlando di cose
sante nascondevano agli ingenui il loro misero tenore di vita.
Ma tale e tanta era la loro rilassatezza interiore che, incapaci
di contenersi, cominciavano a darne segni evidenti anche all'esterno».
2008 49. «Infine si diedero a circuire con
adulazione le persone del secolo, fino a stringere matrimonio
con loro per svuotare le loro borse, in modo da poter ampliare
i propri edifici e moltiplicare i beni ai quali un tempo avevano
del tutto rinunciato. Vendevano parole ai ricchi e ossequi
alle gentildonne, frequentavano con grande assiduità
le corti dei re e dei principi, per aggiungere casa a casa
e campo a campo. Ed ora sono diventati grandi e ricchi e potenti
sulla terra, perché sono passati di iniquità
in iniquità e non hanno conosciuto il Signore. Sono
caduti mentre si risollevavano, precipitati a terra prima
di nascere, e tuttavia mi dicono: siamo tuoi amici».
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I POVERI
DIVENTATI RICCHI
PERSEGUITANO LA POVERTA'
2009 50. «Mi addoloravo grandemente soprattutto
di alcuni, i quali, mentre nel secolo erano stati poveri e
di poco conto, venuti da me si fecero ricchi. Impinguati e
ingrassati, recalcitravano più degli altri, mettendomi
in ridicolo. Costoro, che erano indegni perfino di vivere,
disfatti dalla indigenza e dalla fame, dediti a brucare l'erba
e la scorza degli alberi, avviliti dalle sventure e dalla
miseria; adesso però non si accontentano della vita
comune, ma si tirano da parte, pascendo se stessi senza ritegno,
e il loro genere di vita, all'ansiosa ricerca di cose superflue,
comincia a dar noia a tutti, perché vorrebbero onore
tra i discepoli di Cristo quando nel secolo erano tenuti in
nessun conto anche dai conoscenti. Costoro, che spesso mancavano
perfino di pan d'orzo e di acqua e reputavano un lusso stare
sotto i rovi, razza ignorante e ignobile, che nel mondo non
compariva per nulla e mi è precipitata addosso per
mia sventura, hanno orrore di me e mi schivano e non si vergognano
di sputarmi in faccia. Ho subito da loro villanie e paure,
e i miei amici e quelli che stavano al mio fianco mi hanno
insultata. Si vergognavano di me, e tanto più mi ripudiavano,
quanto più sapevano di aver fruito dei miei benefici,
fino al punto da sdegnare perfino di sentire il mio nome».
[Indice]
LA POVERTA' LI AMMONISCE
A RITORNARE DA LEI
2010 51. «Io mi sentivo molto addolorata e
dicevo loro: "Ritornate, figli traviati, e io metterò
rimedio alle vostre ribellioni. Guardatevi da ogni avarizia,
che è idolatria, perché l'avaro mai si sazia
di denaro. Richiamate alla memoria quei primi giorni nei quali,
dopo essere stati illuminati, avete dovuto sostenere una lotta
lunga e dolorosa. Non vogliate diventare figli che tornano
indietro a loro perdizione, ma figli della fede, per la salvezza
della vostra anima. Se qualcuno ha violato la legge di Mosé,
viene messo a morte senza pietà sulla parola di due
o tre testimoni. Di quale maggior castigo allora pensate sia
degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e profanato
quel sangue dell'alleanza dal quale è stato santificato,
e avrà insultato lo Spirito della Grazia? Ritornate
perciò in voi stessi, o prevaricatori, perché
la vita di ognuno non dipende dall'abbondanza delle cose che
possiede".
Ma quelli, indignati, rispondevano: "Va via, sventurata,
allontanati da noi, non vogliamo conoscere le tue vie".
Ed io replicavo: "Pietà, pietà di me, almeno
voi miei amici. Perché mi perseguitate senza ragione?
Non ve l'ho forse detto che il vostro modo di vivere non va
d'accordo col mio? Ecco, mi pento perfino di avervi visti"».
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IL SIGNORE PARLA ALLA POVERTA'
2011 52. «Allora mi fu rivolta questa parola
del Signore: "Torna, torna, Sunamitide, torna, torna,
perché possiamo ammirarti. I tuoi stessi figli sono
dei provocatori e non vogliono ascoltare te perché
non vogliono ascoltare me. Il loro cuore è diventato
incredulo e ribelle: si sono tirati indietro e se ne sono
andati; non hanno rigettato te, ma me. In realtà tu
li hai educati a tuo danno e istruiti contro il tuo capo,
perché se non avessero scelto te, mai sarebbero diventati
ricchi. Fingevano di amarti, per potersene andare appena ricevuto
il beneficio. Perciò ti hanno voltato le spalle con
aspirazioni del tutto opposte, e attaccatisi alla menzogna,
rifiutano di tornare. Non prestare più fede alle loro
parole, anche se ti parleranno con buona maniera, poiché
ti hanno disprezzata e vogliono la tua vita. Non innalzare
suppliche e preghiere per loro, perché non ti ascolterei:
ormai li ho gettati lontano da me, perché essi mi hanno
disprezzato!"» .
[Indice]
MADONNA POVERTA'
PARLA AL BEATO FRANCESCO
DEL PROGRESSO E DEL REGRESSO
NELLA VITA RELIGIOSA
2012 53. «Ecco, fratelli, ho raccontato a voi
una lunga storia. I vostri occhi precedano i vostri passi,
perché possiate vedere cosa dovete fare. E molto pericoloso
guardare indietro e prendersi gioco di Dio. Ricordatevi della
moglie di Lot e non prestate fede a ogni ispirazione. Tuttavia
confido in voi, carissimi, perché in voi più
che in altri scorgo cose migliori e che avvicinano alla salvezza,
e appare con evidenza che voi avete gettato via decisamente
ogni cosa e vi siete liberati totalmente di ogni peso. La
prova per me più evidente di tutto questo è
che voi siete saliti su questo monte dove a pochi in passato
fu possibile arrivare. Ma lo dico [anche] a voi, amici miei,
perché la cattiveria di molti mi rende sospetta anche
la virtù dei buoni e spesso sotto le vesti di pecora
ho scoperto lupi rapaci».
2013 54. «Desidero certamente che ciascuno
di voi si faccia imitatore dei santi, che nella fede e nella
pazienza mi hanno avuta in eredità; ma nel timore che
non capiti anche a voi come agli altri, vi do un consiglio
utile, di non pretendere cioè fin dal principio di
toccare le cose più alte e più sante, ma progredendo
a poco a poco, sotto la guida di Cristo, arrivare finalmente
alla sommità. Badate bene, dopo che lo sterco delle
cose vili è stato posto attorno alle vostre radici,
di non essere trovati senza frutti, perché nient'altro
vi raggiungerebbe se non la scure. Non vogliate fidarvi ciecamente
dell'entusiasmo che ora vi anima, perché i sensi dell'uomo
sono inclinati più a fare il male che il bene, e l'animo
torna con facilità alle cose consuete, anche quando
se n'è molto allontanato. So bene che, per eccessivo
fervore, ogni cosa vi sembra molto facile; ma ricordatevi
quanto sta scritto, cioè che perfino i suoi servi non
sono incrollabili e anche nei suoi angeli egli trova difetti».
2014 55. «In un primo momento ogni cosa vi
sembrerà dolce e leggera da portare, ma passato qualche
tempo, quando vi crederete sicuri, comincerete a trascurare
i benefici ricevuti. Vi illuderete di ritornare quando vogliate
allo stato primitivo e ritrovare la consolazione dei primi
tempi, ma la negligenza, una volta che ha messo radici, difficilmente
può essere estirpata. Allora il vostro cuore si piegherà
ad altre cose, e raramente reclamerà a gran voce che
facciate ritorno alle prime. Così, volti al sonno e
all'accidia dello spirito, accamperete effimere parole di
scusa, dicendo: "Non possiamo essere forti come al principio:
ora i tempi sono diversi", ignorando quanto sta scritto,
e cioè che quando un uomo sarà giunto alla fine,
allora incomincia. Solo rimarrà nel vostro cuore una
voce che continuerà a dire: "Domani, domani ritorneremo
al nostro marito di prima, perché allora eravamo più
felici di adesso".
Ecco, fratelli, vi ho predetto molte cose e ho da dirvene
molte altre, che voi per il momento non siete in grado di
portare. Ma verrà tempo in cui vi esporrò apertamente
quanto or ora vi ho detto».
[Indice]
RISPOSTA DEL BEATO FRANCESCO
E DEI SUOI FRATI
2015 56. A queste parole il beato Francesco, ringraziando
Dio, cadde ginocchioni per terra con i suoi frati, e disse:
«Nostra signora, quello che dici è giusto e nemmeno
una delle tue parole può essere biasimata. E’
vero, dunque, quanto avevamo sentito nel nostro paese sulla
tua eloquenza e sulla tua saggezza; anzi, la tua sapienza
supera di molto la fama che noi ne abbiamo udito. Beati i
tuoi uomini e beati questi tuoi ministri che stanno sempre
davanti a te e ascoltano la tua saggezza. Sia benedetto nei
secoli il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di
te; ti ha amata di amore eterno e ti ha stabilita regina perché
tu eserciti la misericordia e il diritto fra i suoi servi.
O quanto è buono e soave il tuo spirito, che richiama
gli erranti e ammonisce i peccatori!».
2016 57. «Ecco, signora, per l'amore che il
Re eterno ti ha portato e per l'amore che tu hai per Lui,
ti scongiuriamo di non deludere il nostro desiderio, ma di
agire con noi secondo la tua dolcezza e la tua misericordia.
Grandi sono infatti le tue opere e difficili da spiegare;
per questo le anime indisciplinate errano lontane da te. E
poiché tu avanzi come esercito schierato a battaglia
su un terreno disseminato ovunque di ostacoli, gli stolti
non possono vivere con te. Ma ecco, noi siamo tuoi servi e
gregge del tuo pascolo. In eterno e per tutti i secoli noi
decidiamo con giuramento di custodire i tuoi precetti di giustizia».
[Indice]
IL CONSENSO DELLA POVERTA'
2017 58. A queste parole le viscere di madonna Povertà
si commossero, e poiché è sempre disposta alla
misericordia e al perdono, incapace di trattenersi più
oltre, corse da loro, li abbracciò e dando a ciascuno
di loro il bacio di pace, disse: «Ecco, io vengo a voi,
fratelli e figli miei, sapendo che per mezzo vostro molti
altri saranno conquistati da me».
Il beato Francesco, che non stava più in sé
dalla gioia, cominciò ad alta voce a lodare l'Onnipotente,
che non abbandona quanti sperano in Lui, e disse: «Benedite
il Signore, voi tutti suoi eletti, fate festa e date lode
a Lui, perché egli è buono, perché eterna
è la sua misericordia».
E scendendo dal monte, condussero madonna Povertà nel
luogo dove abitavano; era infatti verso mezzogiorno.
[Indice]
IL CONVITO DELLA POVERTA'
CON I FRATI
2018 59. Preparata ogni cosa, la invitarono con insistenza
a prendere cibo con loro.
Ma ella disse: «Mostratemi prima il luogo della preghiera,
il capitolo, il chiostro, il refettorio, la cucina, il dormitorio
e la stalla, i bei sedili, le mense levigate e la vostra grande
casa. Di tutto questo in verità non vedo assolutamente
nulla, ma vedo che voi siete allegri, giocondi, colmi di gioia,
pieni di consolazione, come se foste in attesa di avere ogni
cosa ad un semplice cenno».
Ed essi le risposero: «Nostra signora e regina, noi
tuoi servi siamo stanchi del lungo viaggio, e tu stessa venendo
con noi hai faticato non poco. Perciò, se sei d'accordo,
per prima cosa mangeremo, poi, ristorati dal cibo, a un tuo
cenno si farà ogni cosa».
2019 60. «Approvo quanto dite», rispose;
«e allora portate dell'acqua per lavare le nostre mani
e asciugatoi per asciugarle». E immediatamente quelli
portarono un vaso di terracotta ridotto a metà - lì
un vaso intero non c'era -, pieno d'acqua. Poi, abbassando
le mani, guardavano di qua e di là, in cerca di un
asciugatoio: e non trovandolo, uno di loro le offrì
la tunica di cui era vestito, perché potesse asciugarsi
le mani. Ed ella l'accolse con gratitudine, e nel suo cuore
magnificava Dio, che l'aveva data come compagna a uomini di
tanta virtù.
2020 61. Poi la condussero al luogo dove era preparata
la mensa. Come fu arrivata ella si guardò attorno,
e non vedendo nulla all'infuori di tre o quattro tozzi di
pane d'orzo e di crusca posti sull'erba, fu presa da grande
ammirazione e diceva dentro di sé: «Chi mai ha
visto cose come queste tra le generazioni passate? Benedetto
sei tu, Signore Dio, che hai cura di tutte le cose; tutto
è possibile a te, quando vuoi con tale modo di agire
hai insegnato al tuo popolo a piacere a te». E così
tutti sedettero insieme rendendo grazie a Dio per tutti i
suoi doni.
2021 62. Madonna Povertà diede ordine di servire
i cibi cotti nei piatti. Ed ecco fu portata una sola scodella
piena d'acqua fresca, perché tutti vi intingessero
il pane: lì non c'era abbondanza di scodelle né
varietà di vivande cotte.
Chiese le fossero servite almeno delle erbe aromatiche crude.
Ma non avendo ortolano e non sapendo di orto, raccolsero nel
bosco delle erbe selvatiche e gliele posero davanti.
E madonna Povertà: «Portatemi un po' di sale
per salare le erbe, perché sono amare».
«Signora», le risposero, «aspetta che andiamo
in città e te lo portiamo, se qualcuno vorrà
darcene». «Datemi un coltello», disse lei,
«per mondarle del superfluo e per tagliare il pane che
è molto duro e secco».
Le rispondono: «Signora, non abbiamo fabbro ferraio
che prepari per noi delle spade; per ora al posto del coltello
usa i denti, e poi provvederemo».
«E un po' di vino, ce l'avete?» chiese ancora.
Risposero: «Signora nostra, vino non ne abbiamo, perché
indispensabili alla vita dell'uomo sono il pane e l'acqua,
e non è bene che tu beva vino, perché la sposa
di Cristo deve fuggire il vino come fosse veleno».
2022 63. E quando della gloria di tanta penuria si
furono saziati più che se avessero avuto abbondanza
di ogni cosa, innalzarono lodi al Signore, al cui cospetto
avevano trovato tanta grazia, e condussero la Povertà
al luogo del riposo, perché era stanca. E così
si adagiò ignuda sopra la nuda terra.
Chiese inoltre un guanciale per il suo capo. E quelli subito
portarono una pietra e la posero sotto il capo di lei.
Ed ella, dopo un sonno placidissimo e non appesantito da cibo
né da bevanda si alzò alacremente, chiedendo
che le fosse mostrato il chiostro. La condussero su di un
colle e le mostrarono tutt'intorno la terra fin dove giungeva
lo sguardo, dicendo: «Questo, signora, è il nostro
chiostro».
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MADONNA POVERTA' BENEDICE I FRATI
E LI AMMONISCE A PERSEVERARE
NELLA GRAZIA RICEVUTA
2023 64. Allora ordinò loro di sedere tutti
insieme e rivolse ad essi parole di vita, dicendo: «Siate
benedetti, figli miei, dal Signore Iddio che ha creato il
cielo e la terra, perché mi avete accolta nella vostra
casa con tale pienezza di carità, che oggi stando con
voi mi è parso di stare nel paradiso del Signore. Perciò
sono piena di gioia, sovrabbondo di consolazione, e chiedo
perdono di aver tardato tanto a venire da voi. Veramente il
Signore è con voi, e io non lo sapevo. Ecco, quello
che tanto ho cercato, ora lo contemplo, quello che ho tanto
desiderato, ora è mio, perché in terra mi sono
unita a uomini che sono per me immagine fedele di Colui che
è mio sposo nel cielo. Benedica il Signore il vostro
coraggio e gradisca il lavoro delle vostre mani».
2024 65. «Io vi prego e vi scongiuro ardentemente
come figli miei carissimi, a perseverare sulla via che avete
intrapreso per suggerimento dello Spirito Santo, e a non lasciare
a metà l'opera della vostra perfezione, come taluni
sogliono fare; ma sfuggendo ad ogni laccio delle tenebre,
sforzatevi di salire sempre più in alto. Altissimo
è il genere di vita che avete professato, al di sopra
delle forze e delle virtù umane, capace di far risplendere
di luce più viva la perfezione degli antichi. Non abbiate
dubbio né incertezze sulla vostra chiamata a possedere
il regno dei cieli, perché già tenete in mano
la caparra dell'eredità futura e avete ricevuto il
pegno dello Spirito, recando impresso il sigillo della gloria
di Cristo e mostrandovi, per sua grazia, in tutto conformi
a quel primo gruppo di discepoli che egli radunò attorno
a sé quando venne nel mondo. Perché tutto quello
che essi fecero lui presente, voi avete cominciato a realizzarlo
nel tempo della sua assenza, cosicché potete affermare
senza timore: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito».
2025 66. «Non vi spaventi l'intensità
della lotta né la grandezza smisurata della fatica,
perché un grande premio sarà dato a voi. Tenendo
fisso lo sguardo sul Signore Gesù Cristo autore e perfezionatore
di ogni bene, che invece del gaudio che gli stava davanti,
preferì sopportare la croce, disprezzando l'ignominia,
mantenete senza vacillare la professione della vostra speranza.
Correte con amore nella corsa che vi sta davanti. Correte
nella pazienza, a voi necessaria più di ogni altra
virtù, perché dopo aver fatto la volontà
di Dio possiate raggiungere la vostra speranza. Dio infatti
ha la potenza di portare a termine facilmente con la sua santa
grazia le cose da voi intraprese e che superano le vostre
forze, perché egli è fedele nelle sue promesse».
2026 67. «Quello spirito che ora opera nei
figli ribelli non trovi in voi cosa che gli piaccia, nessuna
incertezza, nessuna infedeltà, perché non riceva
proprio da voi motivi per esercitare contro di voi la sua
natura malvagia. Egli infatti è orgogliosissimo, e
la sua superbia e la sua tracotanza sono anche maggiori della
sua forza. Nutre grande furore per causa vostra, e rivolgerà
contro di voi tutte le armi della sua astuzia cercando di
schizzare il veleno della sua malizia, perché dopo
aver concluso la guerra sbaragliando e buttando a terra gli
altri, non può sopportare di vedervi in piedi sopra
di lui».
2027 68. «Per la vostra conversione, carissimi,
i cittadini del cielo fecero grande allegrezza e cantarono
cantici nuovi alla presenza dell'eterno Re. Gli angeli godono
in voi e di voi, perché mentre molti per merito vostro
serberanno la verginità e splenderanno per castità,
saranno restaurate le rovine della città celeste, dove
ai vergini spetta un posto più glorioso, perché
coloro che non prendono moglie né marito, saranno come
angeli di Dio nel cielo. Esultano gli Apostoli vedendo che
si rinnova la loro vita, si predica la loro dottrina, in voi
si mostrano gli esempi della santità antica. Si rallegrano
i martiri, in attesa che voi, versando il sacro sangue, rinnoviate
lo spettacolo della loro costanza. Tripudiano i confessori,
sapendo che spesso si celebra in voi la memoria del loro trionfo
sul nemico. Innalzano canti di giubilo i vergini che seguono
l'Agnello dovunque egli vada, vedendo che per voi il loro
numero si accresce ogni giorno. E piena di esultanza, infine,
tutta la corte celeste, che ogni giorno potrà celebrare
la nascita festosa di nuovi concittadini e sarà continuamente
aspersa dal profumo delle sante orazioni che salgono da questa
valle».
2028 69. «Vi esorto dunque, fratelli, per la
misericordia di Dio, per la quale voi vi siete fatti tanto
poveri, a realizzare il proposito per il quale siete venuti,
salendo dai fiumi di Babilonia. Accogliete umilmente la grazia
che vi è offerta, usandone sempre e in tutto degnamente,
a lode, gloria e onore di colui che è morto per voi,
Gesù Cristo Signore nostro, che col Padre e lo Spirito
Santo vive e regna, vince e impera, Dio eternamente glorioso,
per tutti i secoli dei secoli. Amen».
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